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CAPITOLO 24
VENEZIA

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1920.

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Addolorata per la tragica scomparsa
dell’amore della sua vita, Boy Capel,

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Gabrielle Chanel si rifugia a Venezia
in compagnia di Misia e del marito,

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il pittore José-Maria Sert.

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Rimane affascinata davanti ad una città
in cui l’arte regna sovrana ovunque:

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nel mistero dei palazzi,
nel silenzio delle chiese

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nel segreto dei musei.

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La bellezza di questo luogo è motivo
di profondo turbamento e di conforto.

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Venezia diverrà una delle maggiori
fonti d’ispirazione per Chanel.

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José-Maria approfondisce la conoscenza della città
andando oltre l’immagine romantica da cartolina

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ed esplorandone gli angoli più reconditi.

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“Jojo sapeva tutto”,
confiderà in seguito Gabrielle,

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che impara a distinguere gli stili,
si accosta alla pittura

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e scopre i sontuosi colori di Tintoretto.

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Affascinata dai simboli, Coco

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rimarrà sempre legata al leone:

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l’emblema della città
è anche il suo segno zodiacale,

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animale che accompagnerà le sue creazioni
come un talismano.

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Misia, Sert e Gabrielle formano un trio
che non passa certo inosservato

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mentre attraversa i canali,

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muovendosi dalle ombreggiate
vetrerie di Murano

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alla laguna baciata dal sole.

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I colori emanano una forza dirompente.

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A cominciare dall’oro, che riveste le cupole
e brilla su medaglie e croci,

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decora i mosaici e orna
gli splendori bizantini

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della Basilica di San Marco.

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In compagnia dei Sert,

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Gabrielle, già a capo
di una fiorente casa di moda,

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scopre un mondo glamour
ed eccentrico:

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quello dell’aristocrazia cosmopolita
che ha reso Venezia e il Lido

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una delle mete più in voga dell'epoca.

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In tenuta da spiaggia,
completo di lino bianco –

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mai pantaloni corti  – o abito da sera,

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Gabrielle è depositaria dell’eleganza
per questa società d’élite.

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Ne ammirano la libertà e l’audacia,
la sua compagnia è assai ricercata.

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In spiaggia,
sulla terrazza del Caffè Florian

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 o nei palazzi che ospitano
 le feste più esclusive,

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Gabrielle Chanel incarna la Venezia
che manda in visibilio le prime pagine dei giornali.

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Dietro al personaggio pubblico
si cela un’amica discreta e fedele.

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Dopo aver finanziato in gran segreto
la produzione dei Balletti Russi, <i>La sagra della primavera</i>,

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nel 1929 quando Diaghilev,
fondatore della compagnia e suo grande amico,

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muore,

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si fa carico delle spese per il funerale.

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Misia e Gabrielle accompagneranno la gondola

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che condurrà Diaghilev fino al cimitero

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sull’Isola di San Michele.

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Quando Chanel non è a Venezia,

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la ricrea nel suo appartamento
di rue Cambon,

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che popola di leoni,
cherubini barocchi di cristallo,

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legni policromi
e consolle in legno scolpito,

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perché lo spirito di questo labirinto
di arte ed emozioni

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continui a nutrire la sua ispirazione.

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Per sempre.

